Le bionde di Sologno!

Se la  castagna da sempre è stata chiamata “il pane dei poveri”

 

questo vale in modo particolare per il paese di Sologno

 

PER SAPERNE DI PIÙ

Le bionde di Sologno!

Dall’originale impianto del castagneto, che risalirebbe addirittura ad epoca matildica, e fino ai nostri giorni, è possibile notare con quanta passione e quanta cura venisse custodito il castagneto. Sul monte Cafaggio si può accedere al castagneto seguendo un percorso didattico in compagnia di Giuseppe che illustrerà le varie fasi di lavorazione e cura della pianta e del suo frutto.

Argini, muretti, rostle e sentieri servivano ad arginare le castagne del proprio lotto di proprietà e a favorirne la raccolta ed il trasporto. Le castagne, tutte di una pregiata qualità da alimentazione, conosciuta e denominata sul mercato come la “bionda di Sologno”, venivano consumate fresche, ma soprattutto seccate e conservate per l’inverno per ricavarne farina per la polenta e a volte anche per il pane. L’essiccatura delle castagne avveniva nei caratteristici “metati”, tipiche costruzioni in sasso con in basso il focolare e sopra un piano formato da una griglia di legni(cannicciato)sui quali venivano versate , dal lato posteriore della costruzione, le castagne per l’essiccatura. Essa avveniva a fuoco lento e costante in una quindicina di giorni, durante i quali le castagne venivano rivoltate per favorirne l’essiccazione, evitando in tutti i modi di provocarne la caduta nel fuoco sottostante. I metati costituivano anche un grosso momento di socializzazione in quanto luogo di ritrovo al caldo, ma anche al fumo pungente di tronchi e radici spesso poco stagionati, di anziani, giovani e ragazze, e in altri momenti della giornata anche dai bambini. Ad essiccatura avvenuta, le castagne venivano tolte dal metato e, ancora calde venivano battute dentro appositi e resistenti sacchetti (la malàta) sopra un pilastro di legno. Per evitare che le castagne si tritassero troppo o che il sacco si strappasse, esso veniva periodicamente immerso in una poltiglia di acqua, farina e grasso. Dopo la battitura o più tardi la trebbiatura, esse venivano vassorate dalle donne e ripulite dalle bucce, per essere finalmente riposte negli scrigni, al riparo di mani ingorde o affamate.

 

Le Foto

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