Museo del Maggio

Il Museo del “Maggio” è ubicato nei locali dell’antica “Rocca” di Villa Minozzo

 

sede del Centro Culturale Polivalente “Arrigo Benedetti”.

 

PER SAPERNE DI PIÙ

Museo del Maggio

Il Museo del Maggio si propone non tanto o non solo come un luogo in cui si conservano le tracce recenti e lontane di una delle forme di spettacolo popolare più singolari dell’Appennino tosco-emiliano ed in particolare dei versanti reggiano-modenese, ma anche come testimonianza viva di una possibile, tenace convivenza tra passato e futuro, tra tradizione ed innovazione, tra arte povera e tecnologia. Il notevole bagaglio di testi, costumi di scena, statuti di complessi ed associazioni, disegni, fotografie, videotape, riviste specializzate ed oggettistica che alcuni autorevoli studiosi, intere famiglie e tantissimi appassionati ci hanno consegnato con geloso orgoglio ed entusiasmo, attende di esprimere qui, anche tramite innovative tecniche di comunicazione, tutta la propria necessità di condividere, ora come allora, i casi della vita, nel suo ineluttabile intrecciarsi di gioia e di dolore, di fiducia ed incredulità, di vigliaccheria ed eroismo. L’ingresso al Museo è gratuito e un appassionato Benedetto accompagnerà i visitatori a comprendere questa particolare tradizione popolare. Cos’è il Maggio Tradizione arborea cantata venuta a noi dalle transumanze ma che qui trovò un fertile terreno di autori e di cuori usi al mottetto allo stornello ed al campetto, usi al canto, allo scherzo e dalla sfida. Lo si distingue solitamente in: LIRICO Si canta una melodia tradizionale su di un testo semitradizionale la notte tra Il 30 aprile e il 1°Maggio (festa di Beltane per i Celti, notte di Valpurga per i Germani) ad es. a Rio Lunato ogni 3 anni. Gruppi Bruscello, Maggiolata, Maggio delle ragazze, Maggio delle anime purganti,Maggio di questua o Carlin di maggio. DRAMMATICO o EPICO a testo carolingio, sentimentale ma anche politico. Si canta tutte le estati, da fine giugno ai primi di settembre e consiste in una vera e propria opera cantata da due gruppi in tenzone tra loro, armati di scudi e spade. Drammatizza lo scontro tra le stagioni e la vittoria finale della Primavera (…e sempre alfine vince il Ben sul Male) COMPAGNIE semistabili in genere raccolte attorno a forti gruppi famigliari. Dirette da un Campioniere (che regge il Campione che vien cantato e cioè il testo del Maggio), sempre al fianco di chi canta sul campo di Maggio. Toscana Pisane: Buti Lucchesi: Gorfigliano, Casatico-Filicaia-Gragnanella Lunigiane: Antona, Montignoso Emilia Modena: Frassinoro, Romanoro Reggio: Costabona Asta – Monte Cusna Valdolo Ancor oggi il Maggio in area emiliana si canta principalmente alternando tre diversi motivi, che sottolineano in modo differente i diversi momenti della vicenda la quartina di ottonari in rima ABBA (detto anche campetto), è il tema musicale più utilizzato e serve per i dialoghi, i duelli ed i momenti più narrativi. Due esempi tratti dal maggio Rodomonte Marfisa sfida a duello Bradamante: “Pria tu possa avermi vinta si vedrà seccarsi il mare e le fonti al ciel volare e parlar la gente estinta” Vedo là al calar del monte un guerrier dal viso fosco al mirar lo riconosco è il superbo Rodomonte.” I momenti commoventi, le dichiarazioni d’amore o gli addii vengono cantati su un’arietta chiamata sonetto di settenari che presenta numerose varianti. da “La Gerusalemme Liberata” di Domenico Notari l’addio di Rinaldo al campo cristiano. “Addio tende latine vi rivedrò, ma quando ? pel mondo vado errando piangete il mio partir piangete il mio partir” da “Storia d’amore e di Sangue” di Lorenzo Aravecchia “Addio struggente culla di un tempo spensierato col cuore lacerato piangendo me ne andrò mai più ritornerò.” L’ottava di endecasillabi (ABABABCC) è invece utilizzata nei momenti più drammatici : la morte del malvagio oppure il giusto tradito, con intonazione Maggiore (gloriosa) o minore (trista). una celebre ottava, tratta dall’Orlando Furioso di L.Ariosto apre il Maggio di Rodomonte Paggio “Le donne, i cavallier, l’arme, gli amori, le cortesie, l’audaci imprese io canto, che furo al tempo che passaro i Mori d’Africa il mare, e in Francia nocquer tanto, seguendo l’ire e i giovenil furori d’Agramante lor re, che si diè vanto di vendicar la morte di Troiano sopra re Carlo imperator romano.” Museo è un posto che sa di muffa, un deposito di mummie incartapecorite, un ammasso di carte polverose e vecchie divise. Eppure, pur nella coscienza di questi limiti e ancor più dei limiti imposti dalla crisi (non ci sono unità di personale né organi di gestione né un bilancio) il Museo vive, si agita, raccoglie, conserva, restaura, diffonde, sostiene ed aiuta il mondo del Maggio. Il caso sono i 40 anni della Monte Cusna. Così come al cinquantesimo di Costabona il Museo pubblicò il libro di Romolo Fioroni “L’epopea del Maggio” sugli autori di copioni (nel mondo del Maggio Campioni), si vanta oggi di una nuova pubblicazione edita in collaborazione con la Compagnia Monte Cusna sui suoi primi quarant’anni. Quarant’anni ininterrotti di canto del maggio (se si esclude il dolente silenzio del 1993 per la tragica morte di Bruno Zambonini) non sono pochi e il libro serve a documentarli con dati e fotografie spesso inedite. Ma non solo di pubblicazioni si interessa il Museo. Il Museo ha organizzato due mostre fotografiche (il Maggio a Gazzano, Il ponte dei sospiri a Busana nel 1977) e da tempo raccoglie oltre che vecchi copioni e foto anche filmati video per il passaggio da vhs a dvd proponendosi di restaurare alcune pellicole degli anni cinquanta che documentano il Maggio a Novellano. Da tempo inoltre è cominciato un lavoro di studio e scavo archeologico e allo stesso tempo di diffusione di conoscenze per documentare la tradizione prima dei Misteri e delle Sacre rappresentazioni ( a cui fino ad ora si faceva risalire la tradizione del Maggio cantato, anche se il documentabile risale al 1792). Il Museo sta studiando serate informative sulle tradizioni sorelle (l’Auto de Floripes, il Tchilolì, il tazie) ma anche sulla comunanza dei Maggi della Passione italiani e portoghesi (ad es. Acto de primavera di Manuel de Oliveira). Ma solo se il Museo smetterà finalmente di essere un mero deposito di memoria del Maggio ma saprà diventare un Centro vivo di ricerca sul canto e la Poesia popolare… eh allora sì nasceranno le domande reali: Che cos’è la poesia popolare? Dove nasce? Come la si riconosce? E’ possibile una sua storia critica? Una storia della letteratura popolare montanara? Ha radici nella poesia colta o dà radici alla poesia colta? Tutti questi sforzi vogliono spingere le Amministrazioni e le Compagnie a rendersi finalmente consapevoli dell’importanza del fenomeno Maggio e non solo per la sua conservazione ma anche perché si assuma il coraggio di convincersi , tramite un’azione coordinata coi partner toscani portoghesi africani ed iraniani, a chiedere con forza il riconoscimento per il Maggio di patrimonio immateriale dell’umanità, come è già stato per il teatro siciliano dei Pupi, compiendo così una vera azione di salvaguardia di un patrimonio di teatro popolare troppo spesso sottovalutato. Oggi si festeggiano i 40 anni del Maggio di Asta, il suo impegno nel canto e nella diffusione del canto, le sue donne guerriere e le sue grandi battaglie – talora perfino a cavallo – ma in particolare festeggiamo gli uomini e le donne che da così tanto tempo rendono possibile questo miracolo montanaro che è il Maggio cantato, e non solo coloro che calcano le scene ma anche chi dietro le quinte sostiene, incoraggia, umilmente serve questo antico rito agreste partecipando a mantenerlo vivo. Un grazie di cuore anche a loro! Per il Museo del Maggio Benedetto Valdesalici

Cos’è il maggio? Di Benedetto Valdesalici

 

 

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Villa Rodomonte1946 Museo Maggio